giovedì 19 marzo 2009

Sara' che da noi in Italia il sole e il caldo sono come la morte e cioe' che prima o poi e' certo il loro arrivo.
Sara' che quando arrivano in genere tendi ad evitarli, chiudi le persiane, fai la spesa al tramonto, esci di notte e appena puoi scappi al mare.
Sara' che sono piu' i giorni di sole e caldo che quelli grigi e freddi.
Sara' che in tutta la mia vita ho dato queste cose per scontate.
Fatto sta che ieri, ecco un vero giorno di Primavera, appena finito il lavoro ho fatto una cosa che credo non aver fatto mai: sono andata da sola al parco vicino casa mia a prendere il sole.
Giuro che l'ho preso: a braccia spalancate, le mani aperte, i piedi scalzi, ci siamo detti un sacco di cose, io e lui.
L'ultima, naturalmente, arrivederci!

Spazzolini da denti...

Ci sara' una ragione se qui a Londra in tutte le farmacie, supermercati, piccoli shop e megastore in cui ho cercato un nuovo spazzolino da denti non sono riuscita a trovarne uno con la "custodia" da viaggio, uno insomma con il copri-setole.
Quel pezzetto di plastica serve se per sbaglio appoggi lo spazzolino su un lavandino non a prova della mia ipocondria, o se lo metti nel valigia in mezzo alle maglie o nel beauty case per non farlo diventare nero ombretto.
Ci sara' una ragione, se questa semplice variazione al tema qui e' praticamente cosa sconosciuta.
Evidentemente il prodotto e' fuori mercato.
Come il bidet!

giovedì 12 marzo 2009

Praticamente e' un mese che non scrivo.
Mi dispiace perche' alla fine dei conti questo poteva essere un bel diario, se solo lo avessi scritto!
Anyway, i giorni corrono veloci da quando lavoro e confesso che certe volte sono cosi' stanca che me ne sto davvero volentieri a casa a guardare la tv.
La mia pigrizia e' in parte giustificata dalla presenza dei miei conquilini: parlare con loro in fondo e' per me un continuo allenamento ed un test quotidiano. So di aver fatto la scelta giusta vivendo con persone madrelingua e, nei limiti del possibile, la differenza si vede.
Certo, considerando gli standard di una bella fetta del Belpaese (l'Italia, non il formaggio!), come dice la mia cara amica Giorgia con il mio Inglese in Italia potrei insegnare all'Universita'.
Guardate un po'!


giovedì 5 febbraio 2009

Polite ma non puliti!

English people are very polite, molto educati, cosi' gli inglesi si definiscono.
Oh, si, in parte e' vero: sorry e please sono le parole piu' in voga a Londra ed anche al supermercato il commesso si preoccupera' di chiederti how are you?
Anyway, sono un po' zozzoni.
Sorvolando sul modo in cui lavano i piatti per il quale hanno elaborato un brevetto, e sull'assenza del bidet (che pare abbiamo solo noi in Italia e qualcuno mi ha riferito avvistamenti in Grecia) voglio soffermarmi sul loro comportamento nei locali pubblici.
Mi sbaglio o da noi e' diverso?
Mi sbaglio o e' solo mia madre ed il suo galateo di donnna Letizia?
Bene, qui i very polite englishmen, amano far scorazzare i bambini con le scarpe infagate su sedie, poltrone e divani'.
Adorano fare in mille pezzetti le bustine dello zucchero, gettando il relativo puzzle la' dove capita e rovesciando il contenuto rigorasamente per terra, spezzano cucchiani, avanzi di cibo e monnezze varie mixando tutto con il latte avanzato nelle tazze che io dovro' pulire per il loro prossimo tea, cappuccino o coffee (americano, I mean).
Io gia' vedo mia madre che mi guarda di traverso mentre faccio tante palline con le molliche di pane e sibila "non si fa!".
E vabbe', pazienza, let's go over!
Un'ultima nota: ma le mance non erano un'usanza anglosassone?
Come mai allora io mi ritrovo con miserimmi 50 pence in media al giorno?

venerdì 30 gennaio 2009

Free is frosty!

Ancora a propositito di connessioni...
Ho trovato, appena fuori dal mio "ufficio", una connessione aperta.
La preferisco a quella della mia biblioteca perchè qui posso chiacchierare in santa pace su skype con i miei genitori.
L'unico dato negativo è che è all'aperto, al freddo, esposta alle intemperie e al vento gelido di Londra.
Nell'attesa di trovare un accordo con la padrona di casa per rtiattivare la calda e comoda linea domestica, mi accontento di questa qui.
Ovviamente la mia soglia di tolleranza non supera i trenta minuti, dopo di che scatta il congelamento degli arti superiori, visto che i guanti non sono l'ideale per usare il netbook.
Anyway, vi mando un abbraccio congelato e see you as soon as possible!

mercoledì 21 gennaio 2009

I've got the job!

Insieme alla connessione desaparecida, o lost se preferite, un'altra ragione spiega la mia lunga assenza: finalmente ho trovato lavoro.
L'argomento tabu' non era appunto stato trattato a causa di un eccesso di tristezza: in due mesi avevo distribuito curricula come volantini alla stazione della metro, con nessun risultato.
Alla fine mi ha salvata un incontro casuale e una certa connessione con il paese natio: lavoro infatti per un'azienda americana dal sapore italiano.
Per contratto sono tenuta a non parlarne, anche se in realta' non potrei (per il momento) che dirne bene.
Il mio e' un lavoro di grande responsabilita': rendere dolce e gustosa la giornata dei nostri clienti.
Naturalmente, avrete capito, preparo da mangiare e da bere per gli educati ma inflessibili customers inglesi e le frotte di mamme con passeggini e cani al seguito, e fango direttamente importato dal parco vicino casa.

Io sono contenta, vi sembra strano?
Lavoro con dignita' e giuro che la mia laurea mi serve lo stesso.
Volete mettere con quale abilita' una laureata in comunicazione vende l'impossibile e poi presenta il conto?
In fondo e' tutto una questione di strategie!

domenica 18 gennaio 2009

Che faccio? Mi arrabbio?

Ma no...
non mi posso arrabbiare se la mia mervigliosa connessione free è sparita all'improvviso lasciandomi a terra.
Insomma, come avrete capito, il problema è la connessione.
Se non scrivo non è perchè mi mancano gli argomenti, tutt'altro!
E' che mi manca la linea!
Nell'attesa di farci una connessione, non cancellatemi dai vostri preferiti!
Prometto di tornare presto!
See you soon!

mercoledì 7 gennaio 2009

Come un albero di Natale...



Questa volta sono atterata di sera.
Ho superato Parigi chiedendomi quali di quelle luci fosse Versailles e attraversato la Manica dicendomi che è davvero breve la distanza tra le due nazioni; chissà, questo forse spiega certe affinità e altre idiosincrasie.


Counque, superata la Manica e le bianche scogliere di Dover (di cui naturalmente non ho potuto apprezzare il candore) ho sorvolato Londra.
Di notte le dimensioni spiccano ancora di più: è grande davvero.
Sembrava un enorme albero di Natale, decorato qua e là dal verde dei campi di calcio e di rugby come palline, così tanti che ne ho perso il conto, e tutto intorno neve.


La foto questa volta non rende, ma basta a suggerire.
Per il resto, trust me.

Fidatevi di me.

venerdì 26 dicembre 2008

Let's make some music!

Una dei migliori prodotti d'Inghilterra è la musica.
Ho sempre ascoltato musica in lingua inglese: Iron Maiden, Queen, Skunk Anansie, Beatles, Blur, Pink Floyd e tanti altri ( non dico gli U2 che magari qualcuno si offende: sono irlandesi!).
In ogni caso, forse quel poco che sapevo della lingua prima di arrivare a Londra era proprio arrivato attraverso le note: insomma, che diavolo diranno mai questi qui?

E dunque, una delle domande che faccio spesso agli inglesi che mi capitano a tiro, è "come mai avete una scena musicale così?".
Naturalmente le risposte sono le più varie: fa freddo e dobbiamo pur scaldarci, abbiamo un'educazione rigida e dobbiamo pur sfogarci, beviamo tanto e dobbiamo pur trovare un modo credibile per barcollare senza esser presi per ubriaconi.
Humor inglese?
Senz'altro.
Fatto sta: nessuno mi menziona mai la musicalità delle lingua.

In ogni caso, mentre continuo la mia indagine, Londra mi offre innumerevoli occasioni di entrare in contatto con il corpo del reato.
Eccone una incontrata per caso ad Oxford Street.
Ladies and Gentleman, The Jessie Rose Trip!

giovedì 25 dicembre 2008

Buon Natale!

Natale è in famiglia, of course.
Questo, quindi, è un post dall'Italia: dopo una lunga assenza eccomi tornata nella mia città natale (appunto).
Dopo un volo terrribile, il peggiore della mia vita, in cui le turbolenze erano talmente forti che persino lo steward è finito a terra, grazie al cielo (o nonostante esso) ho toccato terra.
Al mio primo risveglio in terra d'Italia ero confusa: chi sono, dove mi trovo, cosa faccio qui? E' bastato rendermi conto del caos fuori dalla finestra per capire: si, sono a Roma.
Clacson all'impazzata, il vicino che strilla alla moglie la lista della spesa, i miei genitori che ridono forte: ben tornata a casa!


Sono felice.

E' Natale, siamo tutti più buoni: quindi divoro i giornali e settimanali arretrati cercando di non soffrire troppo per le solite berlusconate, per Alemanno che invoca la disobbedienza civile in difesa della pajata, per la conferma che il centrosinistra non è immune alla corruzione morale, per le statistiche che dicono che i bambini italiani si ammalano di cancro molto più degli altri coetanei europei, per il Santo Padre che perde tempo a scagliarsi contro gay e transgender e per Eluana che non può riposare in pace.
Tutto è identico, insomma, a come l'ho lasciato.
Evviva le nostre belle tradizioni.


Anche a casa mia non siamo da meno, ci teniamo alle nostre consuetudini: mamma prepara la pasta in casa, l'albero è già stato fatto e il presepe aspetta me. E' il compito che mi è assegnato da sempre, e negli ultimi anni una persona speciale e molto paziente, mi ha insegnato qualche trucco del mestiere.


Insomma, certe cose non cambiano, nel bene e nel male e Roma, scusate la banalità, è la città più bella del mondo.
Quindi, felice per questo mio momentaneo ritorno, mi godo la famiglia, gli amici, la città e l'onorevole Governo contro cui, pensa un po', trovo quasi delizioso potermi nuovamente scagliare.

Allora cari amici...Buon Natale!