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giovedì 5 febbraio 2009

Polite ma non puliti!

English people are very polite, molto educati, cosi' gli inglesi si definiscono.
Oh, si, in parte e' vero: sorry e please sono le parole piu' in voga a Londra ed anche al supermercato il commesso si preoccupera' di chiederti how are you?
Anyway, sono un po' zozzoni.
Sorvolando sul modo in cui lavano i piatti per il quale hanno elaborato un brevetto, e sull'assenza del bidet (che pare abbiamo solo noi in Italia e qualcuno mi ha riferito avvistamenti in Grecia) voglio soffermarmi sul loro comportamento nei locali pubblici.
Mi sbaglio o da noi e' diverso?
Mi sbaglio o e' solo mia madre ed il suo galateo di donnna Letizia?
Bene, qui i very polite englishmen, amano far scorazzare i bambini con le scarpe infagate su sedie, poltrone e divani'.
Adorano fare in mille pezzetti le bustine dello zucchero, gettando il relativo puzzle la' dove capita e rovesciando il contenuto rigorasamente per terra, spezzano cucchiani, avanzi di cibo e monnezze varie mixando tutto con il latte avanzato nelle tazze che io dovro' pulire per il loro prossimo tea, cappuccino o coffee (americano, I mean).
Io gia' vedo mia madre che mi guarda di traverso mentre faccio tante palline con le molliche di pane e sibila "non si fa!".
E vabbe', pazienza, let's go over!
Un'ultima nota: ma le mance non erano un'usanza anglosassone?
Come mai allora io mi ritrovo con miserimmi 50 pence in media al giorno?

mercoledì 7 gennaio 2009

Come un albero di Natale...



Questa volta sono atterata di sera.
Ho superato Parigi chiedendomi quali di quelle luci fosse Versailles e attraversato la Manica dicendomi che è davvero breve la distanza tra le due nazioni; chissà, questo forse spiega certe affinità e altre idiosincrasie.


Counque, superata la Manica e le bianche scogliere di Dover (di cui naturalmente non ho potuto apprezzare il candore) ho sorvolato Londra.
Di notte le dimensioni spiccano ancora di più: è grande davvero.
Sembrava un enorme albero di Natale, decorato qua e là dal verde dei campi di calcio e di rugby come palline, così tanti che ne ho perso il conto, e tutto intorno neve.


La foto questa volta non rende, ma basta a suggerire.
Per il resto, trust me.

Fidatevi di me.

venerdì 26 dicembre 2008

Let's make some music!

Una dei migliori prodotti d'Inghilterra è la musica.
Ho sempre ascoltato musica in lingua inglese: Iron Maiden, Queen, Skunk Anansie, Beatles, Blur, Pink Floyd e tanti altri ( non dico gli U2 che magari qualcuno si offende: sono irlandesi!).
In ogni caso, forse quel poco che sapevo della lingua prima di arrivare a Londra era proprio arrivato attraverso le note: insomma, che diavolo diranno mai questi qui?

E dunque, una delle domande che faccio spesso agli inglesi che mi capitano a tiro, è "come mai avete una scena musicale così?".
Naturalmente le risposte sono le più varie: fa freddo e dobbiamo pur scaldarci, abbiamo un'educazione rigida e dobbiamo pur sfogarci, beviamo tanto e dobbiamo pur trovare un modo credibile per barcollare senza esser presi per ubriaconi.
Humor inglese?
Senz'altro.
Fatto sta: nessuno mi menziona mai la musicalità delle lingua.

In ogni caso, mentre continuo la mia indagine, Londra mi offre innumerevoli occasioni di entrare in contatto con il corpo del reato.
Eccone una incontrata per caso ad Oxford Street.
Ladies and Gentleman, The Jessie Rose Trip!