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giovedì 5 febbraio 2009

Polite ma non puliti!

English people are very polite, molto educati, cosi' gli inglesi si definiscono.
Oh, si, in parte e' vero: sorry e please sono le parole piu' in voga a Londra ed anche al supermercato il commesso si preoccupera' di chiederti how are you?
Anyway, sono un po' zozzoni.
Sorvolando sul modo in cui lavano i piatti per il quale hanno elaborato un brevetto, e sull'assenza del bidet (che pare abbiamo solo noi in Italia e qualcuno mi ha riferito avvistamenti in Grecia) voglio soffermarmi sul loro comportamento nei locali pubblici.
Mi sbaglio o da noi e' diverso?
Mi sbaglio o e' solo mia madre ed il suo galateo di donnna Letizia?
Bene, qui i very polite englishmen, amano far scorazzare i bambini con le scarpe infagate su sedie, poltrone e divani'.
Adorano fare in mille pezzetti le bustine dello zucchero, gettando il relativo puzzle la' dove capita e rovesciando il contenuto rigorasamente per terra, spezzano cucchiani, avanzi di cibo e monnezze varie mixando tutto con il latte avanzato nelle tazze che io dovro' pulire per il loro prossimo tea, cappuccino o coffee (americano, I mean).
Io gia' vedo mia madre che mi guarda di traverso mentre faccio tante palline con le molliche di pane e sibila "non si fa!".
E vabbe', pazienza, let's go over!
Un'ultima nota: ma le mance non erano un'usanza anglosassone?
Come mai allora io mi ritrovo con miserimmi 50 pence in media al giorno?

domenica 14 dicembre 2008

La mia stanza è un attic


Suona cool... la mia stanza è un attic: ovvero una mansarda, ovvero un sottotetto.

Quando una parola inglese è simile ad una italiana, devi essere molto, molto accorto nell'uso.

Attic e attico hanno qualcosa in comune: sono l'ultima parte di una costruzione, sopra il cornicione. Ma mentre da noi dire "abito all'attico" fa molto figo, qui lo fa un po' meno, visto che si tratta solo di una mansarda con una finestrella e non di un "attico terrazzatissimo e pieno di luce".

Ma poco importa, perché a me la mia cameretta inglese con vista sui tetti inglesi (vabbè, dipende anche dalla scelta dell'inquadratura) piace tantissimo, e anche se ogni mattina mentre rifaccio il letto (si, perchè rifaccio il letto ogni mattina, incredibile) o mentre mi guardo allo specchio (e questa invece non è una novità) dò una sonora capocciata al tetto, questo piccolo angolo di Londra è già casa mia.

lunedì 8 dicembre 2008

Food, food, food!

Cibo, cibo, cibo...

La cosa che ci rende italiani davvero è il cibo, quella ci fa popolo è la pasta, il nostro vero inno nazionale la vecchia pubblicità della Barilla suonata su diamoniche incrostate di saliva nell'ora di musica alle scuole medie.

Cibo: domeniche di risotti, bolliti, lasagne, paste chine e parmigiane, da Nord a Sud uniti nelle pantagrueliche abbuffate familiari, con dolce e caffè e ammazzacaffè.
Il titolo del topic non è un caso, ed il cibo al momento mi sembra una delle poche cose di cui poter esser fieri.
Londra è piena di ristoranti italiani e la pasta ormai è un prodotto internazionale.
La mia flatmate Vicky from York mi conferma che la sua famiglia abitualmente mangia pasta e lei stessa da quando siamo qui l'ha preparata più volte di me.

La diffussione del cibo italiano rende a noi emigranti la vita alimentare un po' meno triste: i grandi supermercati ed i piccoli shop di Londra hanno sempre una qualche marca italiana di pasta, in genere De Cecco o Agnesi, tra 1,30 e 1,50 £, insomma abbordabili.
Se cerchi bene trovi anche la passata, pomodoro senza null'altro, difficile da intercettare visto che da queste parti ti propongono l'aglio (garlic) pure a colazione.
L'olio italiano è piuttosto caro, per cui ho ripiegato su un extravergine spagnolo sperando che del mediterraneo tutto il sole e il sale non deludessero: il gusto crudo è abbastanza buono, la resa in cottura un po' meno.
Insomma: italiani nel gusto, che banalità!
Ma è vero: al bar ci ricosciamo dall'espresso, al supermercato dalla pasta, in giro dall'accento, ma di questo vi dirò un'altra volta.
Chiudo sul cibo con una nota: uova e farina sono ovunque, economiche e uguali in tutto il mondo.

Il risultato è lo stesso in ogni luogo vi troviate...